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Provati per voi
Armenia
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Armenia di Francorosso L’Armenia proposta dal nuovo catalogo di Francorosso è un prodotto di qualità destinato a un mercato piuttosto sofisticato: il target è un turista non giovane, di livello socio-culturale medio alto, viaggiatore abituale e quindi alla ricerca di destinazioni insolite. Nel piccolo Paese dell’ex Unione Sovietica può soddisfare interessi storici, artistici e socio-politici. L’Armenia è considerata una “culla” della nostra civiltà: sul monte Ararat - di cui viene invocata un’ideale appartenenza anche se si trova in territorio turco - la tradizione vuole che si sia incagliata l’Arca di Noè. Il profondo senso religioso che anima questo popolo nel Medio Evo ha disseminato il territorio di un gran numero di bellissimi monasteri sopravvissuti nei secoli. Ma si tratta di un Paese piccolo per superficie (poco più della Sicilia), popolato da 3,5 milioni di abitanti, quasi privo di risorse: è dunque un bacino di mercato modesto e condannato alle importazioni. Qui si capisce, nei fatti, che cos’era l’Unione sovietica: un grande coordinatore di economie che alle repubbliche più povere (come questa) assegnava commesse per sostenere l’industria e distribuire reddito. Disegno artificiale di cui oggi si vedono i resti: immense fabbriche dismesse e arrugginite, e una povertà (quasi) senza speranza. Il reddito medio è di 100 dollari al mese, le pensioni vanno da 6 a 30 dollari, il freddo d’inverno raggiunge i 20 gradi sotto zero e l’acqua calda nelle case è un vero lusso Il futuro dell’Armenia, Paese tormentato ma orgoglioso, è legato soltanto ad aiuti stranieri, ma non è ancora chiaro se l’alleanza definitiva sarà con la Russia o con gli Stati Uniti.
Un fattore di sviluppo sul quale l’Armenia punta è proprio il turismo. Nei piani del governo l’obiettivo è di raggiungere i 500mila visitatori nell’arco di uno-due anni, e l’offerta si sta diffondendo oltre i clienti abituali, che sono soprattutto russi. E’ in questa chiave di “apertura” del Paese che Francorosso ha inserito l’Armenia nel proprio catalogo estivo. Un soggiorno di nove giorni (sette pernottamenti) che, a differenza dei consueti tour, ha per base la sola capitale, Jerevan, da cui si dipartono quotidiani spostamenti in pullman, il più lungo dei quali è di circa tre ore.
I voli e l’aeroporto. La compagnia partner di Francorosso è Austrian Airlines, con partenze di linea da Milano Malpensa e scalo a Vienna. Trattandosi di un Paese poco frequentato, le compagnie europee vi dedicano voli marginali; così la partenza da Milano è prevista nel tardo pomeriggio e l’arrivo a Jerevan nel cuore della notte. Stessa cosa al ritorno: decollo dalla capitale tra le 4 e le 5 del mattino, per giungere a Malpensa tra le 8 e le 9. La differenza tra Italia e Armenia nel periodo estivo è di tre ore. Si tratta, inutile nasconderlo, di un trasferimento di qualche disagio. L’aeroporto di Jerevan, alla luce dei neon notturni appare come un luogo spettrale, sopravvissuto ai Soviet, una struttura circolare in cemento armato che ricorda un’astronave. Alla partenza, comunque, si scopre che il duty free è stato appena rinnovato e che l’offerta di prodotti è in linea con gli standard internazionali. Un plastico sottovetro annuncia che lo scalo sarà presto sostituito da una struttura più moderna.
L’albergo. Per l’ospitalità Francorosso ha scelto l’Hotel Yerevan, un cinque stelle che porta anche il marchio della catena Golden Tulip. Ma la proprietà e la gestione sono italiane (appartengono al gruppo marchigiano Renco, che a Yerevan possiede anche il tre stelle Congvress); qui si parla italiano, è facile incontrare italiani e se ne conoscono le esigenze, nei servizi e nella cucina: si tratta sicuramente di un bel vantaggio. L’altro vantaggio è che durante tutto il soggiorno l’albergo non viene mai cambiato: vera rarità, nei viaggi turistici. L’hotel, un edificio d’impianto neoclassico costruito a cavallo tra gli anni Venti e Trenta del secolo scorso, si trova nel cuore della città e a un quarto d’ora dall’aeroporto. Si compone di 105 camere confortevoli, in buona parte affacciate al grande atrio centrale, cui si aggiungono i servizi tipici di un albergo business, quali sale per congressi, collegamenti internet, centro benessere e, sul tetto, una piscina. Nel ristorante, che si apre a veranda sulla piazza, ha pranzato anche Vladimir Putin, nella suite presidenziale ha dormito anche l’armeno più famoso nel mondo, Charles Aznavour
La città. Un milione di abitanti in tutto, con un centro compatto e periferie frastagliate, distribuita in alture e attraversata da un fiume, Yerevan è una città senza un’identità forte; l’architettura più significativa è quella della Piazza della Repubblica, grande spazio in stile sovietico-littorio, scandita da cinque palazzoni solenni e pressoché identici, e alleggerita dagli zampilli delle fontane. I temi dominanti, ovunque, sono il colore rosato della pietra di tufo, e un elemento tipico, l’arco armeno (un arco a doppia altezza, spesso strombato) che si rincorre negli edifici antichi e moderni. Belli e vivaci i mercati, sia di frutta e verdura, sia di artigianato e vecchie cose: ma i prezzi per i turisti non sono convenienti. La vita notturna è inaspettatamente molto vivace, molti locali di ottimo livello, ristoranti, bar e jazz club che potrebbero degnamente stare in qualunque capitale occidentale. Tra le attrazioni culturali, il museo di storia armena, il museo dei manoscritti e l’austero e agghiacciante mausoleo del Genocidio, che ricorda l’1,5 milioni di armeni uccisi dai turchi nel 1915. Su un’altura scenografica sorge poi la fabbrica del brandy Ararat (oggi di proprietà francese), bell’edificio degli anni Quaranta, visitabile.
I monasteri. Tutto il territorio armeno è disseminato di monasteri bellissimi, singoli o raggruppati in complessi monastici, costruiti perlopiù tra il 900 e il 1200; alcuni (come Khor Virap) sono posti in alta montagna e si stagliano su pareti di roccia rosa e su cieli blu; altri (come Geghard) sono direttamente scavati nella roccia, che dà un ulteriore tocco di atmosfera primitiva; altri ancora (Sevananank) sono a picco sul lago. Forse un po’ ripetitivi, ma affascinanti, pieni di forza suggestiva, dignitosi nella loro ammuffita povertà. Importante, dal punto di vista del costume religioso, il complesso di Echmiadzin, il “Vaticano” della Chiesa armena, e del tutto inaspettato il tempio di Garni, un edificio ellenistico che trasporta il visitatore, d’un tratto, sulla collina del Partenone.

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